Travesio

Il punto di partenza per capire il passato di Travesio è il Puntic, un piccolo ponte di sassi e laterizi sul torrente Cosa, in località Molevana. Travesio doveva essere un luogo di passaggio molto frequentato: qui, infatti, giungevano da tutto il circondario pellegrini e viandanti diretti alla pieve intitolata a San Pietro. Questa vocazione "carovaniera" è rispecchiata dallo stesso nome che, secondo una fra le tesi più probabili, deriverebbe dal latino "intra vias".
La chiesa non è nel cuore del paese, ma leggermente esterna rispetto al nodo di case, su una piccola altura. All'interno il pittore Giovanni Antonio Pordenone ha illustrato (tra il 1516 e il 1526) le storie della vita di Pietro, con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento e la grande scena centrale di Pietro accolto in cielo, in cui domina una spazialità ariosa e una luce viva. Altre due perle sono il portale della sacrestia (1484), primo lavoro conosciuto del Pilacorte in Friuli, e la fonte battesimale (1485-90) raffigurante tre putti musicanti che cantano la gloria di Dio.
Sul vicino colle San Giorgio la piccola chiesetta alpina conserva gelosa memoria dei Caduti di guerra di Travesio.
Tra i personaggi di rilievo: il conte Francesco di Toppo, letterato, storico e archeologo; il giurista Antonio Cargneli; Domenico Margarita, pioniere dell'industria elettrica nel Medio Friuli, che nel 1925 costruì sul Cosa la diga del Tul; Daniele Cernazai, mecenate nel campo della promozione sociale e didattica dei giovani.
La campagna è disseminata di tracce artistiche della devozione popolare. Esempio mirabile è l'ancona dei Lizieri a Usago, con all'interno l'immagine affrescata di una Madonna dal volto bianchissimo, alle cui spalle si vedono Travesio e Usago. In località Zancan merita un momento di sosta alla chiesa di Santa Maria del Latte (o di Cosa) con portale del Pilacorte (1505) con diciotto punti alati e la Madonna allattante in grembo. Nella parrocchiale di Usago da ammirare la pala d'altare di Pomponio Amalteo con l'Incredulità di San Tommaso (1533).
Su una altura, in un luogo isolato e carico di suggestioni, sorgono i resti del castello di Toppo (recentemente restaurato), già residenza di un'antica famiglia di discendenza longobarda, poi trasferitisi nel sottostante palazzo edificato nel XVI secolo.
